Mi piace ricordarlo così, come appare in questa foto, col sorriso schietto, appena abbozzato, che gli era congeniale, anziché con la sofferenza, mascherata a fatica dalla consapevolezza che contraddistingue gli uomini forti e giusti, degli ultimi tempi. La notizia della morte di Luigi de Stefano, il mio amico Gigino, m'è arrivata a Salerno, quando ho riacceso il telefonino all'uscita dalla chiesa di santa Croce a Torrione, dove ho partecipato alla messa domenicale e alla rituale supplica della prima domenica d'ottobre alla Madonna di Pompei. Quando Agostino Ferraiuolo me l'ha riferita sono rimasto senza parole. Ho faticato a rendermene conto. Pur sapendo che, a una certa età, la morte è sempre appostata dietro l'angolo. M'aspetto anch'io di ritrovarmela di fronte, un giorno o l'altro.
Con Gigino se n'è andato un pezzo fondamentale della mia vita. Il nostro rapporto risale agli anni dell'adolescenza, della mia adolescenza: lui era più grande di me di sei anni, che poi, col tempo, specialmente quando abbiamo cominciato a fare i capelli bianchi, si sono annullati. Un rapporto consolidatosi nell'Azione cattolica, in quella sede "storica" dietro l'arcivescovado, dove Gigino si divertiva a svolgere anche attività teatrale nella filodrammatica allestita dal mitico Antonio "mezavunnella". Indimenticabili, ed esilaranti, le performance di Gigino nella "Cantata dei pastori"!
Poi, insieme (meglio, lui prima di me), abbiamo cominciato ad avviarci lungo la difficile strada del giornalismo: quello di periferia, che ti porta a stare sul campo, nel cuore degli avvenimenti (non come avviene oggi, a tavolino, con l'ausilio di comunicati stampa e veline).
Cominciammo sulla "Voce di Salerno": Gigino, Filippo Jovieno, io. Poi lui, che già s'era inserito nella dirigenza della sezione democristiana di Amalfi, fu nominato corrispondente del "Popolo", organo ufficiale della Dc. Seguì per quel giornale un importante convegno sulla pesca ad Amalfi, al quale parteciparono esponenti di primo piano di quel partito. Questo gli consentì di farsi conoscere e apprezzare fuori dei confini locali. Io fui nominato corrispondente del "Quotidiano", giornale cattolico. Poi Gigino passò al "Mattino" mantenendo l'incarico per tantissimi anni, addirittura per decenni: per raccontare, come ha fatto, giorno dopo giorno, le cose della Costiera. Con zelo, con puntualità, con correttezza. Non ci siamo fatti mai uno sgarbo, io e lui, nessuno di noi ha "bucato" una notizia per una furbizia dell'altro.
Siamo andati avanti così per sessant'anni. Fino a ieri. Quando non ci vedevamo - negli ultimi tempi usciva poco - ci scambiavamo per telefono opinioni e commenti. Con l'amicizia e l'affetto di sempre.
Siamo andati avanti così per sessant'anni. Fino a ieri. Quando non ci vedevamo - negli ultimi tempi usciva poco - ci scambiavamo per telefono opinioni e commenti. Con l'amicizia e l'affetto di sempre.
Tornando indietro con la mente, ricordo gli incontri che avvenivano ad Amalfi nella saletta del Gran Caffè, dove ci si scambiava opinioni sugli avvenimenti da raccontare: Gigino, Angelo Amato (che pure se n'è andato pochi giorni fa), Ferdinando Gambardella, Filippo Iovieno, io. Di quel gruppo sono l'unico superstite: e mi fa tanta tristezza!
La notizia
Si
è spento a Maiori, stamane, nella sua casa di via santa Tecla, il
giornalista Luigi de Stefano. Aveva 84 anni. La notizia si è rapidamente
diffusa in tutta la Costiera, dove era conosciuto e benvoluto per le sue
qualità umane e professionali. Innumerevoli le testimonianze di stima, di
ammirazione, di affetto postate sui network e fatte pervenire alla famiglia. Il
doloroso annuncio è stato dato dal figlio Gaetano, collega in
giornalismo, su Facebook: "Ciao papà, sei stato un maestro di vita. Ti
voglio bene".
“Giggino
– scrive Francesco Di Lieto, in un commento su “Il Vescovado” - non era
solo il corrispondente del Mattino ma era prima di tutto una persona di grande
talento, una persona cordiale, leale e mi permetto di definirlo, per i suoi
modi galanti, un vero Gentleman”.
Su
Positanonews, Giuseppe Liuccio gli rivolge, nell’estremo saluto, parole dense
di sentimento e di affetto: “La sua penna che ha lanciato fiotti di luce di
intuizioni felici su tutti ed ognuno dei paesi della costa non scrive più, ma
la sua testimonianza resta più limpida e luminosa che mai. Resta come esempio
per tutti, per i colleghi della sua generazione che lo hanno avuto come Amico,
per i giovani che, come il figlio Gaetano, hanno intrapreso lo stesso mestiere
e per i quali resterà un fulgido esempio, per tutti gli Amministratori Locali
dell'intera Costiera, a cui lascia in eredità un esempio impareggiabile di
difesa forte e motivata delle proprie idee ma, nello stesso tempo, di
equilibrio, di tolleranza e di comprensione per i principi e le idee degli
altri. Da oggi Amalfi e la Costiera saranno più poveri. Sarà più povero anche
il mondo del giornalismo salernitano ed amalfitano in particolare, perché perde
una bella intelligenza ed una insostituibile risorsa”.
Gigino
de Stefano era un uomo profondamente buono, animato da religiosità praticata e
sentita. La sua esistenza è stata dedicata al lavoro, inteso come missione,
alla famiglia, al prossimo. Chi lo ha conosciuto lo ricorda sempre disponibile
ad ascoltare e a dare una mano a quanti si rivolgevano a lui per un consiglio,
per un aiuto o soltanto per ricevere una parola di conforto.
Nato
e cresciuto ad Amalfi (si stabilì a Maiori dopo il matrimonio), de Stefano
aveva cominciato a muovere i primi passi nel mondo dell’informazione già da
ragazzo: come corrispondente de “La voce di Salerno”, il settimanale fondato da
Ugo Abundo, Giuseppe Raffaele Pastore e Italo Santoro, poi del “Popolo”,
quotidiano della Democrazia cristiana, della Rai, e – per decenni – del
“Mattino”, facendosi carico non soltanto della cronaca quotidiana, ma di tutte
le problematiche del territorio – viabilità, ambiente, turismo, limonicoltura,
ecc. ecc. - delle quali era un conoscitore profondo. Attualmente era direttore
responsabile della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.
Sfogliando
la grande mole di articoli da lui firmati, dall’inizio degli anni cinquanta in
poi, sarà possibile ricostruire le vicende della Costa d’Amalfi degli ultimi
sessant’anni.
All’attività
giornalistica aveva affiancato, negli anni giovanili e della maturità, quella
politica, occupando la carica di vice segretario provinciale del Movimento
giovanile Dc e di componente del Comitato provinciale Dc. Educato alla scuola di
Francesco Amodio, sindaco di Amalfi e dal 1958 deputato al Parlamento, aveva
ricoperto, per lungo tempo, nella sua città, le cariche di consigliere comunale
e di assessore, occupandosi in particolare di turismo. A lui si deve anche un interessante apporto di
idee nella redazione dell’atto costitutivo, quando fu creata la Regata delle
antiche Repubbliche Marinare.
De
Stefano è stato il primo presidente del Distretto scolastico di Amalfi, dopo
l’istituzione di questo importante organo collegiale. Ai problemi della scuola ha
dato un contributo notevolissimo di azioni concrete.
Già
funzionario dell’ENAL, poi trasferito alla Comunità Montana “Penisola
Amalfitana” quando l’ente fu soppresso, vi ha lasciato traccia del suo lavoro
nella elaborazione di progetti, relazioni, studi.
Da
una diecina d’anni collaborava, “con passione e impegno”, come sottolinea un
manifesto di quel Comune,
all’organizzazione del Premio artistico letterario Città di Tramonti.
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